Cena Pasquale Ebraica (Seder)
adattata con i vangeli per rivivere i momenti dell’ultima cena insieme a Gesù

 

CANTO INIZIALE

Introduzione alla Cena Ebraica fatta dalla guida

Si rimane in devoto ascolto

Lettore:

“Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua”.
Mc 14,12-16
 

14 Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16 poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».                                Lc 22, 14-16

 

QADDESH (consacrare)

Si riempie la prima coppa di vino. Poi si dice:

Pres.: Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, Re dell’universo, che crei il frutto della vite.

Tutti:  Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai scelti fra tutti i popoli e ci hai innalzati sopra ogni lingua e ci hai santificati mediante i tuoi comandamenti. Nel tuo amore per noi, Tu ci hai dato, o Signore nostro Dio, momenti di gioia, feste, tempi di letizia, questo giorno di festa delle azzime, questo bel giorno di sacra riunione, festa della nostra libertà, sacra riunione in ricordo

dell'uscita dall'Egitto. Veramente Tu hai scelto e consacrato noi fra tutti i popoli e ci hai dato le tue sante feste da vivere in gioia ed allegrezza. Benedetto sii Tu, o Signore, che santifichi Israele e le sue feste ...Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci fai vivere, ci conservi e ci hai fatti arrivare a questo giorno.

Pres.: Benedetto sii Tu, o Signore, che santifichi Israele e le sue feste.

Ci si appoggia sul fianco destro e si beve la prima coppa.

Tutti:  Benedetto sii Tu, o Signore, che santifichi Israele e le sue feste.

 

URCHATZ (lavare)

Colui che presiede, (il padre), si lava le mani.

 

KARPAS (sedano)

Colui che presiede, (il padre), prende un pezzo di sedano, lo intinge nell'aceto o nell'acqua salata e dice:

Pres.: Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, Tu che crei il frutto della terra.

Dopo aver mangiato, lo distribuisce ai commensali, i quali recitano la stessa benedizione.

Tutti:  Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, Tu che crei il frutto della terra.

 

YACHATZ (dividere)

Si divide in due l’ azzima piccola: una metà si pone sotto la tovaglia; l'altra metà si rimette tra le due.

 

MAGGHID (narrazione)

Si tolgono l'uovo e il pezzo d'agnello dal vassoio, che viene sollevato mentre si recita:

Tutti:  Ecco il pane della sofferenza, che i nostri padri mangiarono in terra d'Egitto; chiunque ha fame venga e mangi; chiunque ha bisogno venga e faccia la pasqua. Quest'anno, qui; l'anno prossimo in terra d'Israele. Questo anno qui come schiavi; l'anno prossimo in terra d'Israele come uomini liberi.

Si appoggia il vassoio e si  rimettono l’uovo e l’agnello sul vassoio.

Si riempie la seconda coppa.

Nella Cena Ebraica il più giovane dei partecipanti pone la domanda: 

Bambino:

Che cosa c'è di diverso questa notte da tutte le altre notti?

Gli adulti rispondono:

Tutti:  Schiavi fummo del Faraone in Egitto; ma di là ci fece uscire il Signore, nostro Dio, con mano forte e braccio disteso. Se il Santo - benedetto egli sia - non avesse fatto uscire i nostri padri dall'Egitto, noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli saremmo ancora schiavi del Faraone in Egitto. Perciò, anche se fossimo tutti saggi, tutti intelligenti, tutti esperti nella Legge, sarebbe ancora nostro dovere intrattenerci sull'uscita dall'Egitto; anzi quanto più ci si sofferma a trattare dell'uscita dall'Egitto, tanto più si è degni di lode.

Pres.: In principio i nostri padri furono idolatri, ma ora Dio ci ha portati al suo culto, come è detto: “Giosuè disse a tutto il popolo: Così ha detto il Signore, Dio di Israele: i vostri padri, Terak, padre di Abramo e padre di Nakor, abitarono fin dall'antichità al di là dell'Eufrate e servirono dei stranieri. Ma io ho tratto di là vostro padre Abramo e l'ho condotto per tutto il paese di Canaan e ho moltiplicato la sua discendenza e gli ho dato Isacco e ad Isacco ho dato Giacobbe ed Esaù; e ad Esaù ho dato in possesso il monte Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli discesero in Egitto” (Gs 24, 2-4)…

Pres.: “Gli Egiziani ci fecero del male, ci affissero e ci imposero una dura servitù”(Dt 26,6). Gli Egiziani ci fecero del male, come è detto: “Orsù, difendiamoci con astuzia da esso, affinché non si accresca e, se ci fosse una guerra, si unisca anch'esso con i nostri nemici e combatta contro di noi e ci abbandoni” (Es 1,10). Ci afflissero, come è detto: “Posero su di esso degli aguzzini, che lo affliggessero con angherie; ed esso costruì delle città-deposito per il Faraone: Pitom e Ramses”(Es 1,11). E ci imposero una dura servitù, come è detto: “Gli Egiziani fecero servire i figli di Israele con durezza” (Es 1,13).

Pres.: “Implorammo il Signore, Dio dei nostri padri, ed egli ascoltò la nostra voce e vide la nostra sofferenza e la nostra oppressione”. “II Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano forte, con braccio disteso, con terrore, con segni e prodigi” (Dt 26,8). Il Signore ci fece uscire dall'Egitto non per mezzo di un angelo, non per mezzo di un serafino, non per mezzo di un inviato: ma il Santo - benedetto Egli sia – Egli stesso nella sua gloria e da se stesso, come è detto: “Io passerò per la terra d'Egitto questa notte, colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, dall'uomo agli animali, e di tutti gli dei d'Egitto farò giustizia: io sono il Signore!” (Es 12,12)

Io passerò per la terra d'Egitto: io stesso e non un angelo; colpirò ogni primogenito: io e non un serafino; e di tutti gli dei d'Egitto farò giustizia: io e non un inviato; io sono il Signore: io e nessun altro... 

Tutti:  Quanto dunque dobbiamo essere riconoscenti a Dio dei benefici che ci ha accordato: ci fece uscire dall'Egitto, fece giustizia di loro e dei loro dèi, uccise i loro primogeniti, ci diede le loro ricchezze, divise il mare per noi, ci fece passare in mezzo ad esso all'asciutto, vi fece affogare i nostri persecutori, provvide alle nostre necessità nel deserto per 40 anni, ci diede da mangiare la manna, ci diede il sabato, ci condusse al monte Sinai, ci diede la Legge, ci fece entrare in terra di Israele e costruì per noi il Tempio perché potessimo espiare i nostri peccati...  

Bambino:

L'agnello pasquale che i nostri padri mangiavano quando esisteva ancora il Tempio, perché lo mangiavano?

Tutti:  Perché il Santo - benedetto Egli sia - passò oltre le case dei nostri padri in Egitto, come è detto: “Voi direte: questo è il sacrificio pasquale per il Signore che passò oltre le case dei figli di Israele in Egitto, quando sterminò gli Egiziani e preservò le nostre famiglie. E il popolo si inchinò e si prostrò” (Es 12,26-27).

 Bambino:

Quest'azzima che noi mangiamo, perché la mangiamo?

 

Si prende in mano l'azzima e si dice:

Tutti:  Perché la pasta dei nostri padri non ebbe il tempo di lievitare, poiché il Re dei Re, il Santo - benedetto Egli sia - si manifestò e li liberò subito, come è detto: “Fecero cuocere con la pasta che avevano portato via dall'Egitto delle focacce azzime, cioè non lievitate, perché erano stati cacciati dall'Egitto e non avevano potuto attendere (che lievitasse) e non si erano portati con sé altre provviste” (Es 12,39). 

Bambino:

Quest'erba amara che noi mangiamo, perché la mangiamo?

Si prende in mano dell'erba amara e si dice:

Tutti:  Perché gli Egiziani amareggiarono la vita dei nostri padri in Egitto, come è detto: “Amareggiarono la loro vita con lavori pesanti costringendoli a preparare malta e mattoni e a lavorare la campagna: tutti i lavori che essi facevano furono loro imposti” (Es 1,14). In ogni epoca ciascuno ha il dovere di considerarsi come se egli stesso fosse uscito dall'Egitto, come è detto: “In quel giorno racconterai a tuo figlio: per quello che fece a me il Signore quando uscii dall'Egitto” (Es 13,8). Perché non solo i nostri padri liberò il Santo - benedetto Egli sia – ma anche noi liberò insieme con loro, come è detto: “Anche noi Egli fece uscire di là per portarci qui e darci la terra che aveva giurato ai nostri padri” (Dt 6,23).

Si alza la coppa di vino e si dice:

Tutti:  Perciò è nostro dovere ringraziare, lodare, celebrare, glorificare, esaltare, magnificare colui che fece per i nostri padri e per noi tutti questi prodigi: ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalla soggezione alla redenzione, dal dolore alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre ad una luce fulgida. Proclamiamo dunque davanti a Lui: ALLELUIA!

Si posa la coppa di vino. (Non si beve ancora)

Qui la cena ebraica chiede di recitare i salmi dell'Hallel.

Canto

Sal 113:

ALLELUJA
Lodate, servi del Signore
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore
ora e sempre.
Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.
Su tutti i popoli eccelso è il Signore
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è pari al Signore nostro Dio
che siede nell'alto
e si china a guardare
nei cieli e sulla terra?
Solleva l'indigente della polvere
dall'immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i principi,
tra i principi del suo popolo.
Fa abitare la sterile nella sua casa
quale madre gioiosa di figli. 
 

Si alza la coppa e si dice insieme:

Tutti:  Benedetto sei tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che hai liberato noi e i nostri padri dall'Egitto e ci hai fatto giungere a questa sera per mangiare azzime ed erbe amare. Così, o Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri, facci giungere in pace ad altre future feste e solennità, lieti per la restaurazione della tua città e felici per il ristabilimento del tuo culto: là mangeremo animali sacrificati ed agnelli pasquali, il cui sangue sarà asperso sulle pareti dell'altare in tuo onore; e in ringraziamento intoneremo un nuovo inno che canti la nostra liberazione ed il nostro riscatto: benedetto sii Tu o Signore, redentore d'Israele.

Ci si appoggia sul fianco destro e si beve la seconda coppa.

 

ROCHTZAH (lavare)

Il presidente (il padre) lava le mani a tutti, poi si dice insieme:

Tutti:  Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato con ì tuoi comandamenti e ci hai ordinato di lavarci le mani.

CANTO

In questo momento il Signore Gesù ha lavato i piedi ai discepoli.

Lettore:

1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8 Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».

 12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. 18 Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. 19 Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. 20 In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».                                      Gv 13, 1-20

CANTO

 

MOTZI MATZZAH (benedizione dell'azzima)

Istituzione dell’Eucaristia - Consacrazione del Pane.

Lettore:

26 Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».

Mt 26,26

 

Colui che presiede, (il padre) prende l'azzima più grande e dice:

Pres.: Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che fai uscire il pane dalla terra.

Prende l'azzima più piccola (la metà rimasta sul vassoio) e dice:

Pres.: Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare le azzime.

Rompe un pezzo della prima e un pezzo della seconda azzima e li mangia insieme; ne porge quindi un pezzo di ciascuna ai commensali, che li mangiano insieme.

  

MAROR (erba amara)

Colui che presiede, il padre, intinge un pò d'erba amara nel haròset (salsa rossa) e dice:

Pres.: Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare erbe amare.

 

KOREK (avvolgere)

Colui che presiede, il padre, mette un po' di erba amara tra due pezzi dell'ultima azzima e dice:

Pres.: In memoria dei tempio, come faceva Hillel il vecchio che avvolgeva e mangiava tutto insieme: agnello, azzima ed erbe amare, per conformarsi al precetto che dice: “Con le azzime e le erbe amare si dovrà mangiare l'agnello pasquale“.

Dopo ne mangia lui e ne distribuisce a tutti i commensali.

 

SHULCHAN 'OREK (cena)

COMINCIA LA CENA VERA E PROPRIA

Si cena normalmente; se si può si inizia come antipasto con un uovo, cibo che richiama significati simbolici, e non solo nella cultura ebraica.

TERMINATO IL PASTO SI RIPRENDE IL RITO

 

TZAFUN (nascosto)

Terminato il pasto si prende la metà dell'azzima nascosta e tutti ne ricevono un pezzo. Si dice:

Tutti:  Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio re dell’universo che hai donato l’agnello a questo mondo.

 

Rito dell’accensione della Lampada.

Siamo in presenza di un vero e proprio Rito del Lucernario, da cui deriva la preghiera cristiana che verrà poi denominata ‘Vespri’, in relazione al momento della giornata;

 

Rito dell’offerta dell’Incenso.

Rito destinato a purificare l’ambiente e l’atmosfera della sala in cui si cena.

 

BAREK (benedizione)

Si riempie la terza coppa di vino e si recita la benedizione del pasto:

Pres.: Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo , che ci nutri non secondo le nostre opere e che ci alimenti non secondo i nostri meriti, che ci elargisci oltre ogni misura la tua bontà, che nutri noi e il mondo intero con benevolenza, con grazia, con abbondanza e misericordia, che dai il pane ad ogni creatura, perché il tuo amore è eterno. La tua infinita bontà non ci ha mai fatto mancare e non ci lascerà mai mancare il sostentamento, perché Tu nutri ed alimenti ogni vivente; la tua tavola è preparata per tutti; Tu disponi cibo ed alimenti per tutti coloro che nella tua bontà e nella tua immensa misericordia hai creato, come è detto: “Tu apri le tue mani e sazi amorevolmente ogni vivente” (Sal 145,16).

Tutti:  Benedetto sii Tu, o Signore, che nutri con bontà ogni creatura.

Pres.: Per la nostra terra e per il paese dato in possesso ai nostri padri noi Ti ringraziamo, o Signore nostro Dio; noi Ti ringraziamo perché hai dato in possesso ai nostri padri un paese di delizie, buono e spazioso, un patto e una Legge, la vita e gli alimenti; perché ci hai fatto uscire dal paese d'Egitto e ci hai liberati dalla condizione di schiavitù in cui ci trovavamo; perché hai suggellato il tuo patto con noi nella nostra carne; per la Legge che Tu ci hai concesso e per i comandamenti della tua volontà che ci hai fatto conoscere; per la vita e per il cibo con cui Tu ci alimenti e ci nutri. Per tutto questo, o Signore nostro Dio, noi Ti ringraziamo e benediciamo il tuo nome, come è detto: “Quando avrai mangiato e sarai sazio, allora benedirai il Signore, tuo Dio, per la terra buona che ti ha dato” (Dt 8,10).

Tutti:  Benedetto sii Tu, o Signore, per la terra e per il nutrimento.

Pres.: Dio nostro e Dio dei nostri padri, salga, venga, arrivi, si presenti, sia gradita, sentita e ricercata e ricordata dinanzi a Te la memoria nostra e dei nostri padri, la memoria di Gerusalemme la tua città, la memoria del Messia, figlio di Davide, tuo servo, la memoria di tutto il tuo popolo, la casa di Israele, per salvezza, bene, grazia, pietà e misericordia in questo giorno di festa delle azzime, in questo giorno di sacra assemblea, perché Tu abbia pietà di noi e venga in nostro soccorso.

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo per sempre; Dio, nostro Padre, nostro Re, nostro Protettore, nostro Creatore, nostro Redentore, nostro Santo, Santo di Giacobbe, nostro Pastore, Pastore d'Israele, Re buono e benefico verso tutti, che ogni giorno ci benefichi, ci hai beneficato e ci beneficherai, ci colmi, ci hai colmato e ci colmerai sempre di favori, di grazie, di pietà, di benessere, di prosperità e di ogni bene.  

Pres.: O Misericordioso, regna su di noi in eterno, sii benedetto sul tuo trono di gloria, sii lodato in cielo e in terra, sii glorificato da noi per sempre, rialza la dignità del tuo popolo, salvaci dalla povertà, salvaci da morte violenta, salvaci dalle pene dell'inferno, alimentaci con dignità, stabilisci la pace tra di noi, fa' prosperare ogni nostra iniziativa, spezza presto il giogo dell'esilio posto sul nostro collo, riconducici a testa alta alla nostra terra, estirpa la cattiva inclinazione dal nostro cuore, proteggici ora e sempre, quando usciamo e quando rientriamo, apri in nostro favore la tua mano generosa, distendi su di noi come una tenda la tua pace, stabilisci la tua Legge e l'amore verso di Te nel nostro cuore, benedici questa casa, questa mensa e noi che abbiamo partecipato a questa cena, manda il profeta Elia, di beata memoria, che rechi la buona novella di salvezza e di consolazione, benedici ciascuno di noi nel tuo nome che è grande; come furono benedetti i nostri padri, Abramo, Isacco e Giacobbe in tutto, completamente, così benedici noi tutti insieme, con una benedizione abbondante; così sia il tuo volere, e noi diciamo: AMEN!

 

Istituzione dell’Eucaristia – Consacrazione del Vino

 

Lettore:

20 Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

21 «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. 22 Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!». 23 Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.

24 Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. 25 Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. 26 Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. 27 Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 28 Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; 29 e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, 30 perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.                                            Lc 22, 20-30

Tutti:  Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che crei il frutto della vite.

Si beve la terza coppa di vino, appoggiandosi sul fianco destro.

 

Probabilmente in questo momento Gesù ha pronunciato la Preghiera dell’unità rivolta al Padre.

Lettore:

1 Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. 2 Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4 Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5 E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.

 6 Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 7 Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8 perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. 9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. 10 Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11 Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.

 12 Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. 13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14 Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

 15 Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; 19 per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.

 20 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21 perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

 22 E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

 24 Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

 25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».                    Gv 17,1-26

  

HALLEL (Lode)

Prima di riempire la quarta coppa se ne riempie un'altra, quella di Elia, che non sarà bevuta. Viene anche aperta una porta, perché, se mai Elia si trovasse a passare di là, possa entrare senza dover attendere .

Si riempie la quarta coppa di vino e si continua :

Tutti:  O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?
Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra le genti.
E' il tuo braccio che ha salvato il tuo popolo,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

Nella cena Pasquale si recitano qui i salmi dal 115 al 118 e poi il 136.

SALMO 116

 

Canto: Amo

 

 SALMO 117

 

 Alleluia.

 Lodate il Signore, popoli tutti,
 voi tutte, nazioni, dategli gloria;

 perché forte è il suo amore per noi
 e la fedeltà del Signore dura in eterno.

 

Sal 136 (è un salmo litanico, detto “Grande Hallel”; parte integrante delle feste di Pasqua: esso ripropone i momenti salienti dell'uscita dall'Egitto e della conquista della terra promessa .)

 

CANTO

ALLELUJA
Lodate il Signore perché è buono;
eterna è la sua misericordia.
Lodate il Dio degli dei;
eterna è la sua misericordia.
Lodate il Signore dei signori;
eterna è la sua misericordia.
Egli solo ha compiuto meraviglie;
eterna è la sua misericordia.
Ha creato i cieli con sapienza;
eterna è la sua misericordia.
Ha stabilito la terra sulle acque;
eterna è la sua misericordia.
Ha fatto i grandi luminari;
eterna è la sua misericordia.
Il sole per regolare il giorno;
eterna è la sua misericordia.
La luna e le stelle per regolare la notte;
eterna è la sua misericordia.
Percosse l'Egitto nei suoi primogeniti;
eterna è la sua misericordia.
Da loro liberò Israele;
eterna è la usa misericordia.
Con mano potente e braccio teso;
eterna è la sua misericordia.
Divise il mar rosso in due parti;
eterna è la sua misericordia.
In mezzo fece passare Israele;
eterna è la sua misericordia.
Travolse il faraone e il suo esercito nel mar rosso;
eterna è la sua misericordia.
Guidò il suo popolo nel deserto;
eterna è la sua misericordia.
Percosse grandi sovrani;
eterna è la sua misericordia.
Uccise re potenti;
eterna è la sua misericordia.
Seon, re degli Amorrei;
eterna è la sua misericordia.
Og, re di Basan;
eterna è la sua misericordia.
Diede in eredità il loro paese;
eterna è la sua misericordia.
In eredità a Israele suo servo;
eterna è la sua misericordia.
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi;
eterna è la sua misericordia.
Ci ha liberati dai nostri nemici;
eterna è la sua misericordia.
Egli dà il cibo ad ogni vivente;
eterna è la sua misericordia.
Lodate il Dio del cielo;
eterna è la sua misericordia.

 

Pres.: L'anima di ogni vivente benedica il tuo nome, o Signore nostro Dio, e lo spirito di ogni creatura glorifichi ed esalti la tua memoria, o nostro Re, continuamente. Per l'eternità Tu sei Dio e al di fuori di Te noi non abbiamo re, redentore o salvatore che ci riscatti, ci liberi, ci esaudisca ed abbia piega di noi in ogni epoca di angustia e di difficoltà; non abbiamo un re che ci aiuti e ci soccorra, se non Te. O Dio del principio e della fine, Dio di tutte le creature, Signore di tutti gli esseri, degno di illimitata lode, che governi il mondo con bontà e le sue creature con misericordia; o Signore sempre desto, che non sonnecchi e non dormi, che anzi svegli i dormienti e ridesti coloro che sono assopiti, risusciti i morti, risani gli ammalati, dai la vista ai ciechi, raddrizzi coloro che sono curvi, dai la parola ai muti, porti alla luce le cose più occulte, Te, Te solo noi lodiamo! Tutti i cuori devono temerti; tutto l'essere deve inneggiare al tuo nome, come è detto: “Tutte le mie ossa ripeteranno: o Signore, chi è come Te? Tu salvi il misero da chi è più forte di lui e il povero e l'afflitto da chi vuol sopraffarlo” (Sal 35,10). Il gemito dei miseri Tu ascolti, al grido del povero porgi l'orecchio e lo salvi, come è detto: “Cantate, o giusti, al Signore: ai retti di cuore si addice la lode” (Sal 33,1). 

Tutti:  Quest’anno qui. L'anno prossimo a Gerusalemme!
Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che crei il frutto della vite.

Si beve la quarta coppa appoggiandosi sul fianco destro e si dice:

Tutti:  Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, per la vite e per il frutto dalla vite, per i prodotti della terra e per il paese desiderabile, vasto e fertile che hai dato in possesso ai nostri padri, perché ne godessero i frutti e si potessero saziare dei suoi beni. Abbi pietà, o Signore nostro Dio, di noi, di Israele tuo popolo, di Gerusalemme tua città, del monte Sion dimora della tua gloria, del tuo altare e del tuo tempio. Ricostruisci Gerusalemme, la città santa, presto, ai nostri giorni. Facci tornare ad essa e rallegraci per la tua ricostruzione: mangeremo dei suoi frutti, ci sazieremo dei suoi beni, ti benediremo per essa in santità e purezza di cuore. Rallegraci, o Signore nostro Dio, in questo giorno di festa delle azzime, perché tu sei buono e benefico con tutti. Noi ti ringraziamo per la terra, per la vite e per il frutto della vite: benedetto sii tu, o Signore, per la terra, per la vite e per il frutto della vite.

 

NIRTZAH (accettazione)

Tutti:  La cerimonia della cena pasquale si è compiuta secondo tutte le norme e i riti. Come oggi ci è stato concesso di ricordare il sacrificio, così un giorno possiamo compierlo realmente.

O Essere purissimo, che abiti i cieli, risolleva il popolo innumerevole; riconduci presto i virgulti della tua pianta, ormai redenta, in Sion con canti di gioia.

 

Canto finale

 

 

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