CAPITOLO XXII°
 
 
CAPITOLO XXII

Come santo Francesco dimesticò le tortole salvatiche.

[1853] Un giovane avea preso un dì molte tortole, e portavale a vendere. Iscontrandosi in lui santo Francesco, il quale sempre avea singulare pietà agli animali mansueti, riguardando quelle tortole con l' occhio pietoso, disse al giovane: « O buono giovane, io ti priego che tu me le dia, e che uccelli così innocenti le quali nella Scrittura sono assomigliate all' anime caste e umili e fedeli, non vengano alle mani de' crudeli che gli uccidano ». Di subito colui, ispirato da Dio, tutte le diede a santo Francesco; ed egli, ricevendole in grembo, cominciò a parlare loro dolcemente: « O sirocchie mie, tortole semplici, innocenti e caste, perchè vi lasciate voi pigliare? Or ecco io vi voglio scampare da morte e farvi i nidi, acciò che voi facciate frutto e multiplichiate secondo i comandamenti del nostro Creatore ». E va santo Francesco e a tutte fece nido. Ed elleno, usandosi, cominciarono a fare uova e figliare dinanzi alli frati, e così dimesticamente si stavano e usavano con santo Francesco e con gli altri frati, come se fussono state galline sempre nutricate da loro. E mai non si partirono, insino che santo Francesco con la sua benedizione diede loro licenza di partirsi. E al giovane, che gliele avea date, disse santo Francesco: « Figliuolo, tu sarai ancora frate in questo Ordine e servirai graziosamente a Gesù Cristo ». E così fu, imperò che 'l detto giovane si fece frate e vivette nel detto Ordine con grande santità. A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.